Sarà capitato anche a voi, passando vicino ad un forno, di sentire l’incantevole profumo del pane o dei biscotti appena sfornati ed essere tentati di entrare a comprare qualcosa.

Il marketing olfattivo cerca di sfruttare queste sensazioni per vendere e migliorare l’esperienza in store.

L’utilizzo di stimoli sensoriali, come luci, colori e suoni in ambito commerciale è ormai divenuta una prassi diffusa. Il marketing sensoriale ed esperienziale, infatti, analizza in che modo l’ambientazione del punto vendita condizioni le vendite, la valutazione dei prodotti e la soddisfazione dei consumatori, al fine di creare nello store un’atmosfera gradevole ed attraente che possa “sedurre” il cliente attraverso luci, musica e colori.

Un altro elemento sempre più utilizzato nel marketing esperienziale è l’odore.

Il senso dell’olfatto è connesso con il sistema limbico, il nostro cervello emozionale, dove ritroviamo le strutture deputate alla memoria. Per questo, i profumi sono più facili da ricordare ed intensamente legati ai ricordi e alle emozioni che rievocano.

Il marketing olfattivo gioca proprio sulla capacità di richiamare ricordi positivi grazie agli odori per imprimere un buon ricordo del brand.

É noto che gli odori siano in grado di influenzare il comportamento d’acquisto. Da sempre panetterie e torrefazioni utilizzano gli odori dei loro prodotti per attirare clientela. Oggi, nuove ricerche sul marketing olfattivo hanno dimostrato che il profumo in store è in grado di far incrementare le vendite dell’80%.

Questo dipende da due fattori: da un lato, un buon profumo all’interno dello store, contribuisce a creare un ricordo positivo dell’esperienza d’acquisto e quindi aumenta la fidelizzazione del cliente; dall’altro, l’esperienza positiva in store contribuisce ad aumentare il tempo di permanenza del cliente in negozio, aumentando anche la probabilità che effettui altri acquisti.

Negli anni vari brand hanno attuato strategie di marketing olfattivo che si sono rivelate vincenti. Una delle prime aziende è stata la P&G che, nel lontano nel 1966, decise di aggiungere un profumo di limone ad un detersivo liquido per stoviglie al fine di rafforzare l’idea del suo potere sgrassante.

Fino a quel momento il profumo nei saponi e detergenti era utilizzato solo per mascherare l’odore poco piacevole dei prodotti e se ne faceva uso in poche aziende. Oggi è una prassi diffusa e la strategia di P&G ha fatto sì che quel prodotto sia tuttora tra i più venduti dell’ampio catalogo aziendale.

BMW, invece, ha sperimentato l’immissione all’interno delle auto di una fragranza che ricorda il tipico odore “di nuovo”,garantendo una sensazione di gratitudine ai possibili compratori.

Di contro, uno dei casi più famosi in quanto a cattiva strategia di marketing olfattivo è quello di Abercrombie&Fitch. I punti vendita del brand sono arredati con colori molto caldi e caratterizzati da una musica costante ad alto volume ed un profumo molto intenso (“Fierce”, la colonia più venduta del marchio). Alcune ricerche hanno evidenziato come l’uso eccessivo del profumo di Abercrombie, combinato agli altri aspetti ambientali, creei un senso di ansietà nei clienti, spingendoli ad uscire dallo store, in molti casi senza aver concluso l’acquisto.

É evidente come non basti spruzzare del profumo in negozio per beneficiare dei vantaggi del marketing olfattivo. Una buona strategia deve essere volta a fare dell’odore uno degli elementi che possano migliorare l’esperienza in store; soprattutto è fondamentale assicurarsi che niente dai colori degli ambienti al design, passando per le luci o la musica trasmessa, risulti in contrasto.

tratto da compassunibo.wordpress.com